mercredi 12 juin 2019

Al Palladium di Roma torna la rassegna "Aprile in danza"

Al Palladium di Roma torna la rassegna "Aprile in danza" 
Da venerdì 5 a mercoledì 17 aprile il Teatro Palladium ospita la quarta edizione di "Aprile in danza", la rassegna promossa dalla Fondazione Palladium Roma Tre e ideata da Luca Aversano. 
Quattro appuntamenti all'insegna della grande danza e della ricerca artistica, che volgono lo sguardo verso l'esplorazione del corpo e dello spazio, nelle loro migliaia di sfaccettature espressive. Si comincia venerdì 5 aprile alle 20,30 con "Gli amabili resti", pièce per 5 performer e music designer di Loris De Luna e Sara Lupoli. Martedì 9 aprile alle 20,30 è la volta della Serata Spellbound, un gala in cui i danzatori della Spellbound Contemporary Ballet propongono un programma misto con coreografie tutte a firma di Mauro Astolfi: Formami, Small Crime, Hunger and Grace, Man Made e infine l'inedito In the Offing. Sabato 13 aprile alle 20,30 va in scena Indoor spettacolo liberamente ispirato all'opera di D.F. Wallace di e con Anna Dego e Alessandro Mor. Infine, mercoledì 17 aprile alle 20,30 il festival si conclude con Dispositivo#1, azione per gli allievi del progetto Da.Re Dance Research. Il costo del biglietto è: intero 18 euro, ridotto 12 euro, studenti 8 euro.
Per info: www.teatropalladium.uniroma3.it

Galerie photos:  sur La Repubblica ROMA

mercredi 5 juin 2019

Bolle porta il suo OnDance da Milano a Napoli: "La danza è tutto: dal cha cha cha allo swing"



« Non solo danza ballata, nei teatri, nelle scuole e nelle strade, ma anche film, seminari e irruzioni in strada » di ANNA BANDETTINI

Più che nei singoli appuntamenti, è un festival che chiede di essere vissuto nel clima, nell'atmosfera, con lo slancio e la voglia di provare l’esperienza del ballo anche se da una vita si è pigri e sedentari. Perchè OnDance, il festival ideato e diretto da Roberto Bolle per il secondo anno, conferma la sua vocazione di festa popolare, con un grosso coinvolgimento urbano tra spazi all'aperto e teatri, e generi che attraversano le generazioni dal tango alla street dance, dai bambini ai vecchietti, al punto che l’attenzione al programma si può variamente combinare tra stage, laboratori, irruzioni di strada, eventi ad hoc e spettacoli.

'Ondance', Bolle quest'anno porta il festival anche a Napoli
Molte novità quest’anno. A cominciare dal prologo di due giorni il 18 e 19 maggio a Napoli, per poi tornare a Milano, città d’elezione del festival, dal 26 maggio quando Roberto Bolle inaugurerà il calendario con il suo galà Bolle&Friends agli Arcimboldi, fino al 2 giugno con lo show finale in piazza Duomo, con ospiti vari, anche non ballerini, nello stile di Danza con me la trasmissione di Bolle del 1 gennaio che da due anni fa ascolti record. "Sono già emozionato al pensiero di ballare lì, nel cuore di Milano dove non mi esibivo dal 2008", confessa l'étoile.

OnDance, Bolle porta la danza per strada da Milano a Napoli: "Io apparirò a sorpresa"
Andiamo con ordine. Roberto partiamo dal prologo, Napoli.
"È una città che ha un grande amore per la danza e un grande affetto per me. Manco dal 2011, era tempo di tornarci. La formula sarà la stessa di Milano ma centrifugata in due giorni che si chiuderanno all'Arena Flegrea con uno show dove oltre a ballerini ci saranno anche Andrea Bocelli e Stefano Bollani per la prima volta in un duetto. Tra gli appuntamenti tengo molto all’incontro che farò con i bambini del centro Annalisa Durante a Forcella. Perchè la nostra idea è che la danza abbia anche un valore sociale positivo da trasmettere. Non è solo divertimento".
E a Milano? Il mosaico delle inziative si allarga
"Molto. Ci saranno masterclass, stage, open class al Teatro Burri di parco Sempione sempre affollate perché si può scegliere dallo yoga al cha cha ca, dalla contact improvisation alla danza del ventre, incontri nelle università, e quest'anno anche cinema. Sì, perché faremo in apertura il 26 l'anteprima di The white Crow il film che Ralph Fiennes ha dedicato a Rudolph Nureyev. Lo stesso giorno ci saranno le finalissime del Red Bull Dance your style nell'anfiteatro della Martesana, una gara di hip hop, locking, popping, waacking e altre forme di street dance e a giudicare il vincitore che andrà a Parigi agli europei sarà il pubblico. Si ballerà lo swing alle Colonne di San Lorenzo e il tango in una milonga unica come la Galleria Vittorio Emanuele, ma anche in piazzale Donne Partigiane alla Barona perché vogliamo portare il festival anche in quartieri dove non si vedono spesso spettacoli dal vivo".
Bolle, gli impegni non le mancano: tra poco sarà a New York con l’American Ballet, poi ci sarà la tournèe di Bolle & Friends. Perchè fare anche un festival di danza?
"Sì è una sfida. Non è quello per cui ho studiato, ho faticato, ma forse è esaltante per quello. È come se ogni volta spostassi un po' più in là il limite della mia ‘comfort zone’, la zona di sicurezza. Le contaminazioni, poi, mi piacciono, ed è un modo per arrivare alla gente. Con la danza classica non è facile. Se non la pratichi da bambino, in grandi scuole, se non sei animato da grande passione, è difficile fare il classico. Ballare, però, possono farlo tutti: questo è lo spirito del festival. E sento che


dimanche 19 mai 2019

Spoleto 2019, oltre a teatro, musica e danza c'è la moda con Jean-Paul Gaultier


Dal 28 giugno al 14 luglio il cartellone quest'anno si concentra sui miti: letterari, artistici. L'inaugurazione con 'Proserpine'

È uno dei festival più longevi - siamo alla 62esima edizione - dei più ricchi dell’estate italiana (5 milioni di euro, tanto per il nostro paese "ma Salisburgo ne ha 80", replica il direttore) e anche quello che, tra alti e bassi, ha subìto meno trasformazioni, sempre caratterizzato come è dalla vocazione internazionale e dall’attenzione per gli 'eventi' originali. Spoleto Festival dei 2 Mondi diretto dal 2007 dal regista Giorgio Ferrara, non sarà da meno: in programma dal 28 giugno al 14 luglio, con il consueto cartellone di danza, musica, teatro, incontri, sembra concentrarsi in particolare sui miti: letterari, artistici (il teatro di tradizione giapponese) e viventi come l'auto-omaggio spettacolare del più estroso degli stilisti, Jean-Paul Gaultier.

Un mito femminile è quello dell’apertura il 28 e 30 giugno con Proserpine, tratta dal poema drammatico di Mary Shelley, adattato da René de Ceccatty e Giorgio Ferrara, anche regista, con la musica di Silvia Colasanti, valente compositrice nostrana, e sul podio Pierre-André Valade. Sempre in musica la chiusura il 14 luglio con il concerto in piazza Duomo diretto da Daniele Gatti con l'orchestra e il coro del Teatro dell'Opera di Roma. Ma andiamo con ordine. Prosperpine è l’adattamento della tragedia pastorale di Mary Shelley, sul rapimento di Proserpina da parte di Plutone, poi convinto dal padre di lei, Giove, a lasciarla libera in primavera e in estate, e farla sua in autunno e in inverno: per fortuna Mary Shelley ne fa una storia sull'ambiguità dei sentimenti, quello materno, quello filiale, ma anche quello maschile. Dice il direttore Ferrara: "L'opera fa parte di un progetto per una trilogia di rivisitazione dei miti antichi come approccio dell'inconscio e dei rapporti umani, in modo relativamente astratto, con la musica aerea, espressiva e neoclassica della Colasanti".

Nel programma la danza abbonda, specie quella dei Maestri. Dal 28 giugno si vedranno in scena i 42 ballerini tra attori,  cantanti e giovani ballerini della Ecole-Atelier Rudra Bejart di Losanna, fondata nel 1992 da Maurice Bejart, in My French Valentino, che rilegge il mito italiano di Rodolfo Valentino con le coreografie Valérie Lacaze. Dal 5 luglio focus su Hans Van Manen il padre della coreografia olandese, 87enne coreografo del neoclassicismo razionale, celebre per la raffinata semplicità e la linearità dei suoi lavori. Van Manen ha creato oltre 100 balletti con l'Het Nationale Ballet di Amsterdam  ma anche con le più importanti formazioni internazionali e naturalmente con il Dutch National Ballet che qui presenta tre dei suoi titoli maggiori: Adagio Hammerklavier considerato il capolavoro di Van Manen, Kleines Requiem del '93 e 5 Tangos su musiche di Astor Piazzolla.

Altro focus i 100 anni dalla fondazione della Bauhaus, dal 12 luglio con un programma speciale, a cura di Franco Laera, che ripercorre quello che fu il "cantiere della modernità" (titolo dell’intero progetto) all’inizio del  XXesimo secolo, che formò intere generazioni di artisti. Si vedranno le ricostruzioni del Balletto triadico di Oscar Schlemmer del 1922 dai documenti originali d'archivio della Akademie der Kunste e Quadri di una esposizione di Vassily Kandinsky sulle musiche di Modest Musorgsky del 1928, "una complessa composizione scenica, che si presenta come interazione tra paesaggio, musica, colore, luce e forme geometriche che traggono ispirazione dei dipinti di Kandinsky, alcuni dei quali sono andati persi". Sempre nella ricorrenza della Bauhaus sono previste incontri e testimonianze allo spazio Carla Fendi, grande mecenate del festival fino alla sua morte, con Achille Bonito Oliva, Roberto Favaro, Nele Hertling, Ivan Liska Vincenzo Trione, Laura Valente. Tra i ricordi in programma un incontro di Leonetta Bentivoglio in memoria di Pina Bausch.

Decisamente spettacolare si preannuncia l'autocelebrazione del più provocatorio e esuberante stilista, Jean Paul Gaultier. Suoi testi, regia e – naturalmente- costumi di Fashion Freak Show dal 4 luglio: sul palcoscenico, attori, ballerini, cantanti e artisti circensi in un lavoro che intreccia disco music, funk, pop, rock. A proposito di anniversari e ricordi, va iscritto anche dal 29 il ritorno di Marisa Berenson in Berlin Kabarett di Stéphan Druet. Con altri interpreti, l’attrice di Stanley Kubrick e Luchino Visconti, interpreta la direttrice di un cabaret nella Berlino della Repubblica di Weimar. E se parliamo di ritorni, ecco dal 5 luglio l'87enne Adriana Asti diretta per l’occasione dalla leggendaria regista coreografa Lucinda Childs in La ballata della Zerlina di Hermann Broch, un'altra drammaturgia di René de Ceccatty sull’amore, l’erotismo e la ribellione. Musiche da Philip Glass a Laurie Anderson. Per il teatro dal 4 luglio Emma Dante porta Esodo una rilettura “zingara” dell'Edipo Re di Sofocle con gli allievi attori della "Scuola dei mestieri dello spettacolo" del Teatro Biondo di Palermo e dal 5 luglio Coltelli nelle galline regia di Andreè Ruth Shammah con Eva Riccobono nel triangolo sentimentale “campagnolo” immaginato dalla penna di David Harrower. Una curiosità culturale lo spettacolo di teatro tradizionale giapponese il 28 e 29 con esempi di Kyogen e No, stili antichi della scena nipponica. Tra gli interpreti Yusuke Kanai, attore fra i più rinomati del teatro no in Giappone, caposcuola della scuola Hosho. Immancabile a Spoleto, Corrado Augias è in scena con una delle sue storie: Lucrezia Borgia dal 12 luglio raccontata attraverso la ricostruzione delle testimonianze e interpretazioni di Ferdinand Gregorovius, Victor Hugo, Geneviève Chastenet. Mentre dal 6 luglio è in programma L'elogio dell'Oblio di Paolo Mieli.

La musica riserva il 12 e 13 luglio il concerto col pianoforte di  Stefano Bollani e il  bandolim di Hamilton De Holanda. Ma prima, il 7 luglio, c’è Vinicio Capossela con la Cantata per le creature ( Perfetta Letizia e altre ballate per uomini e bestie), sua interpretazione di “Il Cantico delle Creature” di Francesco d’Assisi. Come sempre dal 29 giugno ci sono poi i Concerti di mezzogiorno. Tra le iniziative collaterali, “European Young Theatre”, cinquanta giovani attori e registi delle più importanti scuole europee e del mondo propongono i loro studi e performance, confrontandosi in una Groups Competition che si intreccia con il "Progetto Accademia" dedicata alla presentazione delle migliori esercitazioni e dei migliori saggi del 2019 dell’Accademia Silvio d'Amico di Roma presieduta da Salvatore Nastasi e diretta da Daniela Bortignoni. Inoltre il 30 giugno a cura della Fondazione Carla Fendi e con la regia di Quirino Conti, Ecce Robot esplora l’intelligenza artificiale attraverso testimonianze illustri e immagini filmiche. Repubblica, media partner, come ogni anno da qualche edizione in qua, sostiene i giovani all’interno del festival con il Premio Repubblica che sarà assegnato un talento emergente.


 https://www.repubblica.it/spettacoli/teatro-danza/2019/04/18/news/spoleto-224363317/

mercredi 6 mars 2019

Biennale, il nuovo è un linguaggio che fa parlare le arti Biennale


Biennale, il nuovo è un linguaggio che fa parlare le arti
William Forsythe 

Presentato il programma dei festival 2019: Danza (dal 21 al 30 giugno), Teatro (dal 22 luglio al 5 agosto), Musica (dal 27 settembre al 6 ottobre)
di ANNA BANDETTINI

Almeno dai tempi della direzione di Carmelo Bene, di Luca Ronconi e, in generale, dagli anni Settanta, i festival delle arti dal vivo della Biennale di Venezia, teatro, musica - e molto più avanti, dal '99, la danza - sono interessanti occasioni di scoperta. Certo, è difficile dire cosa sia nuovo nel mondo dello spettacolo oggi, ma se parliamo di rovesciamento del tradizionale modo di creare, di irruzione di linguaggi inediti, di esplorazione di orizzonti geografici e artistici lontani, di "luogo di ricerca", per usare la definizione della Biennale dal presidente dell'istituzione veneziano, Paolo Baratta, allora tutto diventa più chiaro: che siano le estensioni robotiche musicali di Aperghis in Thinking Things in programma quest'anno nel festival di musica, o la "danza" del battito di ciglia della brasiliana Michelle Moura che si vedrà a Venezia in calendario per la danza.

Biennale, il nuovo è un linguaggio che fa parlare le arti

E dalla finestra sul contemporaneo che spalanca la Biennale è anche interessante notare gli elementi di intersettorialità, che sempre più si stanno sviluppando tra le arti come confermano i programmi dei festival 2019 dove non mancano accavallamenti stimolanti di linguaggi: nei dieci giorni di Danza dal 21 al 30 giugno selezionati dalla coreografa Marie Chouinard intorno al tema del danzatore "artista del corpo, dello spazio, del tempo"; nelle due settimane di serrato calendario del festival di Teatro di Antonio Latella dal 22 luglio al 5 agosto dedicato quest'anno alle "drammaturgie", intese non solo come "narrazione di parole", ma "sinergia tra testo, attori, formazione del pubblico", fino al sempre colto e stimolante festival di Musica dal 27 settembre al 6 ottobre che il direttore Ivan Fedele ha orientato verso artisti e produzioni del "vecchio continente".
E se il "nuovo" nelle arti è ibridazioni e intrecci, a Venezia lo prova innanzitutto la scelta dei Leoni d'oro: quello ad Alessandro Sciarroni per la danza (e al festival si vedranno due suoi lavori Your Girl e Augusto), che già ha creato molte discussioni sul web perché è un riconoscimento controcorrente a un performer dopo che in passato era stato dato a grandi nomi della coreografia a cominciare da Carolyn Carlson o Merce Cunningham. Ma un segno diverso è anche quello al tedesco Jens Hillje, dramaturg alla tedesca, perché parliamo di uno scrittore che è anche coordinatore di spettacoli e di pubblico; come pure è inconsueto Leone musicale all'inglese George Benjamin il cui linguaggio ambisce a essere percepito dal più vasto pubblico e di cui verrà presentata la versione concertistica di Written on skin.

Biennale, il nuovo è un linguaggio che fa parlare le arti
Chico e Matijevic

E infatti sono le curiosità la ricchezza dei tre programmi (consultabili sul sito della Biennale). Per la Danza oltre ai classici Sasha Waltz, Daniel Léveillé, William Forsythe, non è da perdere Bára Sigfúsdóttir che insieme al compositore e trombettista norvegese Eivind Lønning, fra i nomi di maggior spicco nel panorama musicale nordeuropeo, perlustra il rapporto tra il movimento della danza e il silenzio, o l'austriaca Doris Uhlich che fa ballare artisti disabili o ancora Giuseppe Chico e Barbara Matijevic che mostrano come il web incida sulle azioni di un danzatore.

Biennale, il nuovo è un linguaggio che fa parlare le arti
Bara Sigfusdottir e Eivind Lonning

Tra le coniugazioni (e non contaminazioni come tiene a precisare il direttore Ivan Fedele) più interessanti, nel festival della Musica, c'è Songbook, che unisce un quartetto rock, un ensemble classico amplificato e il live electronics, dell'autore-performer Matteo Franceschini, il Leone d'argento di quest'anno, o la visionaria ricerca di nuove sonorità di Nomaden,  del compositore tedesco Joël Bons che intreccia strumenti di diverse culture geografiche, dal duduk armeno al setar iraniano al tombak siriano, e ancora l'acclamata arpista Elena Battigelli che intreccia l'elettronica a uno strumento dalle sonorità antiche. Senza tralasciare Filippo Perocco e Lucia Ronchetti, importanti artisti della musica contemporanea italiana, che presentano due lavori "teatrali" con i testi del poeta e saggista russo-americano Eugene Ostashevsky, oltre all'apporto scenografico e registico di Antonino Viola e Antonello Pocetti. Così come il complesso fiammingo Hermes Ensemble, fondato nel 2000 dal direttore Koen Kessels, che presenta i lavori di Wim Henderickx e Vykintas Baltakas sono concepiti con l'artista visivo e musicista newyorchese Kur.

Biennale, il nuovo è un linguaggio che fa parlare le arti
Hermes Ensemble

Se queste forme di  ibridazione, sempre più frequenti nell'arte contemporanea, hanno sviluppi inediti anche sulle specifiche forme espressive, sarà interessante verificare ciò che accade nel Teatro. Il festival  non a caso aprirà il suo calendario con Heiner Müller, il drammaturgo tedesco che a partire in particolare dagli anni Sessanta ha smontato la drammaturgia tradizionale e che a Venezia si vedrà con Mauser nella messa in scena del serbo Oliver Frljic, artista tra i più radicali della scena dell'est europeo. Interessante si preannuncia la "scoperta" di due artiste australiane già molto note nel loro continente, Susie Dee e Patricia Cornelius. La drammaturgia che  a partire dalla tradizione prenderà altre strade, è il Cechov di Il giardino dei ciliegi diretto da Alessandro Serra, artista su cui si stanno dirottando molte attenzioni dopo l'emozionante Macbettu, ma anche - restando orgogliosamente in Italia - i lavori di un giovane autore e regista come il napoletano Pino Carbone che arriva a Venezia col sostegno di Teatri Uniti, e l'ormai illustre Lucia Calamaro con la sua novità, Nostalgia di Dio.

Ma scoperta e novità vuol dire anche ricerca di giovani talenti scouting e la Biennale, da una saggia intuizione del presidente Baratta, lo fa ormai in modo istituzionale con la Biennale college che non solo mette in contatto per dieci giorni artisti alle prime armi con i grandi maestri, ma sostiene ogni anno la produzione di esordienti selezionati: dai quattro lavori di teatro musicale di giovani compositori della Musica, ai due registi prodotti dalla Biennale Teatro (e quest'anno verranno selezionati anche lavori drammaturgici) alla giovane coreografa emersa nel College Danza dello scorso anno.